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Matteo

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costruzione sintattica in cui all’elemento che inizia la frase non segue un elemento concordato con esso in modo corretto (ad es. il suo discorso sono tutte invenzioni)

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Le canzoni della mia vita. Ciò che ho dovuto ascoltare
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Milano, 25-06-2008, San Siro

la mia canzone preferita del boss: una bella scarica di adrenalina, entusiasmo, commozione. ho passato il concerto con la pelle d'oca, le lacrime agli occhi, il sudore che mi colava dalla fronte. immagini di scarso gusto poetico, ma che concerto! Tre ore: ora sto meglio.  

io c'ero io urlavo io ballavo felice

forse il video migliore che ho trovato, provate a sentire il pubblico mentre canta because the night, provate a immaginare cosa si provava a sentire uno stadio urlare all'unisono così forte da non sentire quasi gli strumenti e le voci amplificate del boss e della e-street band. provate a immaginare...  

cheto in un cantuccio attendo in quiete

intorno a me: vivaci solitudini, intrepide inquietudini



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Claudiawrote:
Matteo!
Per un attimo, non leggendo "anacoluto" mi sono sentita disorientata! A bocca aperta 
Se sei l'ultimo allegro catalogatore, allora fai uno dei mestieri che ho sempre sognato!
A presto e buona quiete in mezzo ai libri (amici che raramente tradiscono)
Mar. 15
Antowrote:
weeee anacoluto in quiete... :) come stai? sono contanta che la mia versione dell space ti piaccia... è già un pò di tempo che l'ho modificata, cmq anche io è un pò di tempo che non ripasso per il tuo nuovo blog... ora mia affaccio...spero che i commenti che ti lascio si leggano XD un abbraccio... e buon tutto!!!! kiss.
Feb. 11
єℓιѕαwrote:
Ci sono, ci sono... Ma anche no...
In fondo, non avendo internet su in montagna, è un bene che mi sia disintossicata da questi trabiccoli telematici già da qualche settimana...
Abbiamo passato la domenica a mettere le lucine di Natale e la Capanna sopra al camino, a spostare stoviglie e a pulire qua e là. Tutto intervallato dalla visione di Fight Club (pellicola notoriamente natalizia) e da ingurgiti massivi di patatine al formaggio (j'adore!)
Riesco a connettermi a lavoro, tra un DDT e un'etichetta per il Canada da stampare... Almeno tolgo lo sguardo da quell'orologiaccio che sembra non si muova mai!!
Cmq il mio num di cell ce l'hai, quando vuoi... ;)
 
...ho scritto un'enciclica!!!
Dec. 15
Marta .wrote:
Non so bene cosa fai tu a lavoro, da quanto ho capito cataloghi. Libri?
C'è la REMOTA ,ma non impossibile, probabilità che io riesca ad entrare in una libreria di libri antichi , dove serve qualcuno che oltre a stare al negozio, cataloghi i libri... non so poi se c'entra qualcosa cn quello che fai tu.  :-) sono andata nel tuo blog nuovo, nn so se dipende dal mio pc o dalla configurazione del tu...ma c sn un sacco d codici in mezzo alle righe del tuo post.
Nov. 24
Marta .wrote:
Non so bene cosa fai tu a lavoro, da quanto ho capito cataloghi. Libri?
C'è la REMOTA ,a non impossibile, possibilità che io riesca ad entrare in una libreria di libri antichi , dove serve qualcuno che oltre a stare al negozio, cataloghi i libri... non so poi se c'entra qualcosa cn quello che fai tu.  :-) sono andata nel tuo blog nuovo, nn so se dipende dal mio pc o dalla configurazione del tu...ma c sn un sacco d codici in mezzo alle righe del tuo post.
Nov. 24
November 23

Trasferimento

Dopo due anni di post ho deciso di cambiare piattaforma. Questo blog è servito come bottega d’apprendistato.

In queste oscure stanze ho:

1. trovato idee da esprimere

2. testato inchiostri, caratteri, prose con cui scrivere

3. verificato, criticato, confrontato le pagine pubblicate

Ora inizia un nuovo capitolo per consolidare e sviluppare ciò che in due anni sono andato formando.

Coincide con un nuovo periodo della mia vita che sta cambiando, lo intuisco; io sto cambiando, pure. L’apertura del nuovo blog vuole essere lo specchio virtuale di questi cambiamenti, con cui andare a braccetto, qualunque sarà la rotta che traccerò.

Io oggi  sono un catalogatore,

un piccolo stupido idiota,

una marmotta,

un ambasciatore finlandese ai Caraibi,

poco più.

Per tutto il resto che sarà lo troverete qui: http://matteocarrera.wordpress.com/

Grazie per i consigli, l'attenzione, la compagnia. Spero vogliate seguirmi nel mio nuovo cantuccio, cheto ovviamente.

November 21

La duchessa

La duchessa[1], una volta, m’aveva pur visto con suo marito, ma di sicuro non se ne ricordava, né io soffrivo del fatto ch’ella si trovasse, grazie al posto che occupava nella barcaccia, a guardare le madrepore anonime e collettive del pubblico della platea, perché sentivo il mio essere dissolversi felicemente in mezzo ad esso, quando, nell’attimo in cui –per effetto, certo, delle leggi della rifrazione- la forma confusa di quel protozoo sprovvisto di vita individuale ch’io ero entrò, configurandosi, nella corrente impassibile dei suoi occhi azzurri, vidi in essi accendersi un bagliore: la duchessa, da dea fattasi donna e apparendomi d’un tratto mille volte più bella, alzò verso di me la mano guantata di bianco che teneva posata sul bordo del palco, e l’agitò in segno d’amicizia; i miei sguardi si sentirono attraversati dall’incandescenza involontaria, dalle fiamme degli occhi della principessa che, a sua insaputa, aveva provocato quella conflagrazione semplicemente muovendoli per cercar di vedere a chi fosse indirizzato il cenno di saluto della cugina; e questa, avendomi riconosciuto, fece piovere su di me l’acquazzone scintillante e celeste del suo sorriso.

 

Saliva distrattamente le scale del metrò verso la superficie. A terra mozziconi di sigarette e biglietti scaduti del treno. Una leggera patina di sporcizia copriva gli scalini. Il tempo disegnava le sue ere nelle crepe dei muri e nei poster ingialliti. Il capo chino non puntava al cielo che si avvicinava, mentre metteva piede su un gradino dopo l’altro; il capo chino non seguiva l’alternarsi del piede destro e del piede sinistro sulle scale. Il capo chino poggiava il mento al petto cercando di avvicinarsi il più possibile al cuore per soffiare sull’incendio che dentro divampava. Gli occhi erano semichiusi nell’inconsapevole tentativo di raccogliere le idee. Le dita, che picchiettavano un ritmo insolito sulla sbarra del passamano, scandivano il tempo, nell’affannosa ricerca di una lucidità che gli permettesse di riflettere su quello che in quegli anni gli era accaduto. Non avrebbe mai pensato, e non lo fece, salendo quelle scale, di aver camminato così a lungo. Eppure sentiva di essere stanco. La sua spossatezza lo inquietava perché lo rendeva incapace di mettersi al sicuro. Sentiva la terra tremare sotto i suoi piedi, intuiva che era giunto il momento di cambiare rotta, ma era troppo fiacco per studiare le carte della sua vita, troppo svogliato per consultare la bussola dei suoi obiettivi. I primi spifferi d’aria provenienti dalla superficie non  scalfivano la sua introspezione. Le spalle ciondolavano tanto quanto i suoi pensieri incompiuti. La sigaretta ancora spenta che stringeva tra le dita attendeva invano di essere accesa, perché la mano sinistra, troppo assorta nel picchiettare una cadenza non rispettata, non si era ancora premurata di raccogliere l’accendino nella tasca dei calzoni. Le immagini si sovrapponevano confuse nella sua mente, incapace com’era, quest’ultima, di mettervi ordine, inetta nello stabilire delle priorità, ingiustificabile nell’incompetenza di giudizio. Non riuscì mai a capire intimamente cosa accadde di preciso quando inciampò nel goffo tentativo di salire un gradino che non esisteva più, dal momento che aveva percorso l’intera scalinata. Si impegnò a fondo per recuperare un equilibrio che aveva perduto. Quando alzò finalmente lo sguardo percepì soltanto lontanamente il soffitto di cielo limpido che lo sovrastava. Non ne colse interamente la freschezza né intravide del tutto la sua profondità. Fu colpito, invece, dalla folla sfuocata che lo circondava. Non seppe mai spiegarsi perché in quell’istante non riuscisse a distinguere nitidamente i contorni della città. Non trovò nemmeno mai le parole per descrivere quello spazio vuoto davanti a lui che apriva un varco tra i passanti e conduceva il suo sguardo inerme ad una ragazza. Quella ragazza, all’altro capo del suo vuoto, che ancora sorrideva per l’incidente dello scalino scomparso, era un punto nitido e immobile in uno spazio sfuocato e vorticoso. Sorrideva portandosi una patatina fritta alle labbra con un gesto lento e autonomo. Non ebbe tempo di chiedergliene una, perché la ragazza  entrò nel vortice di tutto ciò che non ci appartiene e si dissolse su un tram tra gli altri passeggeri. Nei suoi occhi, a colmare il vuoto del suo cuore, cadde una cascata di cielo limpido.

 



[1] Alla ricerca del tempo perduto. La parte di Guermantes. Pt. 1, La parte di Guermantes I / Marcel Proust. – Milano : Mondadori, 2006

November 02

Cache

È tutto vuoto qui intorno a me, anche se non saprei ben definire cosa intorno possa voler dire. Non saprei, mi sembra[1] di esserci già stato, qui, intorno a me. C’è qualcosa di strano e fresco, qui. Acqua, si direbbe, se conoscessi la composizione chimica dell’acqua. La chimica mi era familiare, forse. Acqua, si diceva, intorno a me, respiro. Acqua. Intorno a me. Respiro.

 

E’ tutto nuovo qui intorno a me, anzi no, c’è dell’acqua intorno a me e nell’acqua respiro. Lo avevo capito, mi pare, una volta. Mi muovo avanti, indietro. Esiste anche un lato e il suo opposto. Direzioni opposte che delimitano l’intorno di cui sopra. Se solo conoscessi il concetto di spazio non andrei a sbattere ogni volta contro il vetro, se si chiama così. Mi muovo.

 

C’è dell’acqua intorno a me, respiro e mi posso muovere. Perché mi sembra di essere già giunto a queste utili conclusioni. Il mio spazio (è una parola che mi suona familiare) è delimitato da quel vetro, non devo avvicinarmi troppo a quei colori sbiaditi a quelle forme dilatate e bizzarre là fuori. Sarei più preciso se conoscessi la geometria e l’estetica. Io sono dentro, il resto è fuori.

 

Sono dentro una boccia di vetro, nell’acqua dove mi muovo e respiro, sarà il mio ambiente? Credo istintivamente sia meglio qui che là fuori. Mi ci trovo naturalmente a mio agio, non so perché, ma ritengo opportuno non fare altro che questo. In tutta questa trasparenza, poi, il rosso delle mie squame risalta. Come mi posso spiegare l’ignota frase che sto per dire: io esisto?

 

Esisto in una boccia di vetro dove posso muovermi e respirare. Da quanto tempo sono qua, sebbene fatichi a concepire una linea temporale e il suo stesso significato. Per quanto tempo ancora? Ci fosse un prima e un dopo a tutto quello che ho la sensazione di aver già vissuto! Vita è una vuota parola che sembra racchiudere molto tempo e altrettanto spazio.

 

È tutto vuoto qui intorno a me.

 

[1] Pesce rosso: "Si dice spesso che il pesce rosso abbia una memoria limitata a pochi secondi, ma questo non è completamente vero. La memoria dei pesci rossi può essere definita selettiva, vale a dire hanno una qualche coscienza di ciò che è accaduto in precedenza, ma non sanno esattamente che cosa"

 

October 28

L'impresa della spesa

Facendo la spesa sono indifesa, ma non mi sono mai arresa. La costante accattivante della lotta era domare la flotta di prodotti da imbustare. Questa sera, con mia grande sorpresa, per la prima volta una soddisfazione me la sono tolta, uscendo vincitrice, da brava casalinga lavoratrice. Ogni prodotto, da sotto fino in cima, era ordinato e non tracimava come prima. Avevo acquistato cinque sportine ma dopo tre ero già arrivata alla fine, tanta perizia mi aveva accompagnata mentre combattevo l’ingiustizia di essere sempre discriminata come casalinga inesperta e poco affaccendata. Ora con uno schema senza aspirazioni di teorema vi descrivo con emozioni effervescenti come ho raggiunto i miei intenti:


Sportina n. 1

Sul lato lungo adagiare 1 (la prima) confezione di Pan Bauletto, a fianco della quale posizionare ordinatamente le 4 scatolette (3 di pelati, 1 di lenticchie) in piedi. In fondo sul lato corto, verticalmente, 2 litri di latte. Sul Pan Bauletto, precedentemente steso, e sulle 4 scatolette appoggiare le altre 2 confezioni di Pan Bauletto. Il piano che andrete a creare ospiterà le 2 buste da 500 g di pasta (acquistate in offerta).

Sportina n. 2

Sul lato corto adagiare la confezione di 2 pacchi di caffè (evitando così gli odiosi involucri del caffè che bucano le sportine), proseguire poi posizionando 1 kg di zucchero. Adagiare sopra il piano creato le 3 vaschette di salumi affettati. Avanzerà dello spazio che prontamente colmerete con 1 pacco da 20 fette di pan carrè. Livellerete il tutto adagiando sulle vaschette 1 confezione di carne macinata. Il successivo piano sarà dedicato alle 3 confezioni di pancetta affumicata da un lato e 2 hamburger e 3 fese di tacchino, le une sulle altre, dall’altro. Giunti quasi al culmine potrete far riposare l’antipatica scatola contenete 1 kg di sale grosso (anch’essa nociva alle sportine, ma non a quell’altezza) in compagnia con 1 pan grattato, 1 confezione di sottilette e 1 formaggio (in offerta).

Sportina n. 3

Sul lato lungo adagiare le 4 scatolette di Simmenthal (di cui 1 in omaggio) utili per i periodi di masochismo alimentare, al fianco delle quali le 4 scatolette di tonno (di cui 1 in omaggio), all’olio d’oliva, rigorosamente. Lo spazio rimanente prima di raggiungere il lato corto della sportina sarà colmato da 3 scamorze (1 passita, 2 affumicate). Sul secondo piano riporre le 2 confezioni di formaggio grattugiato e 1 pezzo di formaggio (al bancone, il più economico). Sopra questi prodotti, con la massima cautela, aggiungere a coppie: 1 cestino di Clementine (i mandarini hanno i nocciolini mi danno fastidio, piccolo vezzo mio) e 1 scatola da 12 uova (cucino molte polpette, ultimamente). Sopra: 1 busta di insalata già lavata (presa in fondo allo scaffale, ovviamente, scade dopo) e 1 grappolo d’uva (ottima in questa stagione). Con grande soddisfazione e un po’ di spocchia, tronfi possiamo adagiare come una coperta le 2 sportine avanzate e inutilmente acquistate.


Il segreto, forse, giace quieto più indietro, sul nastro mobile, dove ho poggiato, come fosse un soprammobile ogni prodotto acquistato. Il fatto assodato è che ho pagato e me ne sono andata contenta come una massaia che aveva finito la raccolta punti per cui si era tanto adoperata.

October 24

Irata quiete

Chiudi gli occhi, un attimo solo. Chiudi gli occhi per me. Siamo tra queste tenebre dove ci cono io che ti abbraccio e ti tengo forte al mio petto. Irata quiete per la troppa calma vieni con me fuori da questa porta. È giorno ormai. L’ultimo film che abbiamo visto insieme ci ha commosso. Non vedi i tuoi occhi come luccicano di lacrime nuove? Vieni irata quiete. Questa stanza è impolverata. Non ci siamo mai decisi a rammendare i nostri calzini, sono mesi che non cambiamo le lenzuola. Vieni, irata quiete, alzati da quella poltrona. Indossa questo scialle, era di tua madre, ricordi? Fuori è freddo, la mattina gela nell’aria il respiro che sbuffa dalle nostre bocche. La senti, irata quiete, la nostra voce? Da quanto tempo non parlavamo? Scendi questi pochi scalini, in fondo ai quali c’è la nostra via, le case dei nostri vicini. Sono passati anni ormai da quando l’abbiamo percorsa per l’ultima volta, a braccetto. Abbiamo chiuso l’uscio dietro a noi gridando per gli spasimi dello stomaco e ci siamo addormentati sul tappeto l’uno nell’altra. Piangevi quella notte, ma le tue lacrime allora scendevano sulle guance sudate; guardale ora, queste tue nuove lacrime che riposano nei tuoi occhi di nuovo aperti. Guardale queste tue nuove lacrime, sorridono, nei tuoi occhi. Alza lo sguardo, irata quiete, non c’è il sole. Le nuvole colmano il cielo, sembrano cotone. Ricordi la pioggia? Camminiamo insieme, di nuovo, un passo dopo l’altro. Non avere paura, irata quiete, ti sorreggo io. Ho nuove forze, sufficienti a portare entrambi sul marciapiede opposto a dove ci troviamo ora. Attraverseremo la strada insieme. Ecco, adesso, non passa nessuno, possiamo passare noi. Con calma, non abbiamo fretta, non l’abbiamo mai avuta. Abbiamo un punto di partenza e uno di arrivo, ora. Ci siamo riusciti, hai visto, non è stato difficile. Voltati, irata quiete, e guarda la facciata della nostra casa, da un altro punto di vista. La vedi come è invecchiata, come le crepe segnano il tempo che è trascorso? Quelle stesse crepe sono sul nostro viso. Accarezzo le tue, tu le mie. Non ti spaventare sei bellissima, come sempre. Lo senti il profumo dell’inverno nelle tue narici? Irata quiete siamo usciti, finalmente, insieme. Te ne sei accorta anche tu lo so, ti conosco. In bocca è aumentata la salivazione, stringi le meningi, il tuo stomaco brontola. Là, ecco da dove proviene. È un fornaio, il pane deve essere appena sfornato, caldo. Lo sentiamo solo noi, irata quiete, perché non siamo abituati. È tutto nuovo per noi, per la seconda volta. Ritorna a pulsare nelle nostre vene il calore del sangue. Avanti, ho forze rinnovata, andiamo a sfamarci, abbracciati. Quanto tempo è passato da quando abbiamo mangiato l’ultima volta, irata quiete? La mortadella, ricordi la mortadella, sul pane caldo? Il freddo dell’aria, l’aroma del caffè, il calore della tazza di cioccolata, torna tutto alla mente, vero? Soffiare il fumo di una sigaretta dopo una cena, rilassava, ricordi? Quante volte lo abbiamo fatto nella nostra stanza, irata quiete, quanto è diverso ora, fuori da quella casa? Già irata quiete, hai ragione. Non sembri più tu. Qualcosa in te è cambiato. Un sorriso, irata quiete, si fa strada sul tuo volto. Lo vedo riflesso nel mio, come una volta, anni fa, serenamente.

 

Similitudini o simil tali... con tanti dubbi!!!

Risultato test vita precedente:
oracolo Lavoro: Non so come possa farti sentire, ma nella tua vita precedente eri di sesso MASCHILE ed eri un BIBLIOTECARIO, PRETE o GUARDIANO DELLE RELIQUIE TRIBALI ..
Zona: Vivevi in SCANDINAVIA
Periodo storico: era di Atlantide
Un breve profilo psicologico della tua vita precedente:
Carattere rivoluzionario. Hai probabilmente provocato dei cambiamenti in ogni campo: politica, affari, religione. Probabilmente un leader del tuo tempo
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